|
|
|
 |
|
| |
Il territorio tolfetano è stato interessato da insediamenti umani sparsi fin dall'età neolitica; i numerosi reperti ritrovati in questa regione testimoniano la presenza e la continuità d'insediamenti umani in età neolitica, in quella del bronzo, del ferro, nonché nel periodo protovillanoviano e villanoviano.
Cuspidi di frecce, accette levigate ed altri oggetti litici, oggi al museo Preistorico Etnografico di Roma (L. Pigorini) sono le testimonianze più antiche tutt'ora esistenti di quei tempi remoti. I primi insediamenti sicuri della zona risalgono al V millennio a.C. come testimoniano le fondazioni di capanne di Monte Rovello e La Pozza.
E' dell'epoca del bronzo (II millennio a.C.) il ripostiglio scoperto nel 1880 alle Coste del Marano contenente 120 oggetti di bronzo, vari utensili (coppe, asce, uncini) e gioielli (anelli, collane, spille).
Numerose sono le testimonianze del periodo protovillanoviano: tombe a cassa formate da lastroni di pietra o pozzetti scavati nella roccia tenera contenenti la custodia di tufo con dentro l'ossario, il corredo di vasi e oggetti del defunto. Resti di villaggi e sepolcreti attestano una folta presenza umana lungo la valle del fiume Mignone. Piccoli villaggi si riconoscono inoltre sulle alture di "Monte S. Angelo", "Pantanelle", "Tor Cimina" ed anche sulla Tolfa attuale. Ma si può dire che tutto il territorio denota la presenza d'insediamenti etruschi. Resti di un tempio etrusco-romano sono stati rinvenuti in località "Grasceta dei Cavallari". Casali e ville d'epoca romana sono sparsi in varie parti del territorio.
Dopo l'età romana, ben rappresentata nel territorio comunale, poche le informazioni disponibili, fino alla prima menzione nota del nome della Tolfa, del 13 marzo 1201 (documento contenuto nella Margarita Cornetana). Agli inizi del secolo XIII, nella sistemazione territoriale del patrimonio di San Pietro fatta dal papa Innocenzo II, il territorio venne riconosciuto come proprietà della Santa Sede.
Occupato dai viterbesi nel secolo XIV, fu infeudato prima ai Capocci e poi a Ludovico Frangipane e Pietro Frangipane, che cinsero l'abitato di mura ed ebbero vivaci contrasti con la Camera Apostolica a causa dei diritti sui giacimenti di alunite (scoperti nel 1460-1462 dal Cardinale Giovanni di Castro, che nel 1463 ottenne da Papa Pio II la concessione venticinquennale per lo sfruttamento delle miniere con la facoltà di fabbricare l'edificio dell'allume) nella zona, finché la vertenza fu composta e il territorio passò alla Camera Apostolica.
Finiti i venticinque anni di concessione di Giovanni di Castro, le miniere furono affittate da Agostino Chigi, nobile senese, che ottenne anche la concessione della Rocca di Tolfa, cioè lo sfruttamento agro-pastorale della zona, con la facoltà di tenervi un proprio castellano. Nel 1502 tale castellano fu Nicola Segardi senese, il quale trasportò diversi pezzi di artiglieria del castello con le armi del Signore della Rocca della Tolfa nelle fortezze di Portercole e Talamone facenti parte allora del dominio senese.
Le cave di allume con l'amministrazione Chigi si svilupparono al di là di ogni rosea speranza, e il papa stabilì che il ricavato servisse a finanziare la guerra contro i Turchi, come risulta, tra l'altro, da un atto notarile nell'Archivio Vaticano, datato 1513, inerente al rinnovo dell'appalto Chigi da parte di Leone X, che porta come titolo «Appaltum Alluminum Sanctae Crociatae».[2]
L'industria dell'allume, minerale per il cui approvvigionamento non si poteva più contare sui giacimenti compresi nei territori ormai preclusi dalla caduta di Costantinopoli (1453), determinò un improvviso sviluppo della Tolfa, che nel 1530 ebbe da Clemente VII gli statuti di comune autonomo e si allargò rapidamente oltre la cerchia muraria; il complesso sorto vicino alle cave, a circa 4 chilometri dalla Tolfa, composto dallo stabilimento per la lavorazione dell'allume ("le allumiere") e da fabbricati costruiti per alloggiare gli operai, dette vita al paese di Allumiere, divenuto comune auto nomo nel 1826.
Nel 1799 la Tolfa, a seguito della rivolta contro la Repubblica romana, repressa dalle truppe francesi, fu saccheggiata e i resti della rocca, che avevano costituito l'estremo baluardo dei ribelli, furono ulteriormente danneggiati. |
| |
|
|
|